12 Agosto, 2020
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Chi può mettere gli impianti?

Nel corso degli anni si è assistito allo sviluppo delle protesi riabilitative che si sono rivelate una soluzione molto affidabile. L’utilizzo degli impianti dentali ha reso possibile la realizzazione di trattamenti protesici fissi in pazienti che altrimenti sarebbero stati destinati alla protesi mobile.

Allo stesso tempo, però, si è assistito anche alla moltiplicazione di complicanze biologiche e biomeccaniche. In effetti anche gli impianti possono avere problemi e non tutti i pazienti possono sottoporsi a questo tipo di soluzione terapeutica.

Perché e a cosa sono dovute le complicanze?

Cosa sono gli impianti dentali?

Gli impianti dentali sono dei dispositivi attraverso i quali possono essere sostituiti i denti mancanti.

A livello strutturale li dobbiamo considerare come delle “viti” di titanio dalla forma conica o cilindrica che vengono inserite nell’osso e simulano le radici dei denti.

Su queste viti è possibile inserire la struttura protesica e generare una riabilitazione fissa o rimovibile.

Come si prepara un paziente per ricevere gli impianti dentali?

L’elemento chiave per preparare il paziente candidato alla terapia implantare e garantire una durata degli impianti dentali nel tempo è l’analisi diagnostica preoperatoria e la verifica dei fattori di rischio.

L’inquadramento generale comprende un’analisi delle condizioni di salute del paziente e una valutazione della presenza di patologie generali eventualmente in atto. Esistono delle condizioni in cui non si può effettuare l’inserimento implantare.

Verificato che l’intervento sia possibile è molto importante la preparazione.

E’ essenziale che il paziente sia in uno stato di salute parodontale ottimale. Molti studi scientifici dimostrano come si ottengono risultati migliori e minori complicanze postoperatorie quando si opera un paziente in cui la bocca è stata adeguatamente decontaminata. L’igienista dentale deve verificare il raggiungimento di un livello di igiene adeguato prima di procedere. E’ opportuno mettere in atto dei protocolli di verifica: delle semplici ma efficaci check list che aiutano il professionista e il team di Assistenti e di Segreteria a non tralasciare nessun dettaglio medico anamnestico e organizzativo.

Cosa succede se ho già dei problemi alla bocca?

Qualora sia presente una gengivite o una parodontite, è doveroso risolvere la problematica infiammatoria prima di intraprendere il percorso implantare.

Uno dei principali requisiti è il controllo della placca batterica. È infatti dimostrato che la presenza di placca in un sito implantare determini un rischio di 14,3 volte più elevato di andare incontro a complicanze.

Esistono anche delle condizioni locali di rischio.

Le principali:

  • Spazio inadeguato per una corretta riabilitazione
  • Volume osseo insufficiente
  • Scarso spessore dei tessuti molli
  • Scarsa o assente gengiva cheratinizzata
  • Condizioni estreme di alta o bassa densità ossea

Da ciò si evince come la preparazione di un paziente che deve eseguire impianti comporti un controllo dei fattori di rischio molto rigoroso.

Posso mettere un impianto se fumo?

Un altro fattore di rischio ben documentato è rappresentato dal fumo.

In particolare è sconsigliato eseguire procedure ossee rigenerative nel fumatore in quanto è stata documentata una ridotta capacità di guarigione. Il rischio di complicanze a distanza di tempo (le perimplantiti) è molto alto nei pazienti (circa 40%) che hanno sofferto di parodontite.

Se alla parodontite si associa il fumo questo rischio aumenta ancora.

Chi non può mettere gli impianti dentali?

Vi sono delle condizioni patologiche che vengono considerate controindicazioni all’inserimento implantare.

È molto utile per fare chiarezza utilizzando uno schema proposto in America.

La Società americana di anestesiologia ha sviluppato una classificazione che prevede 5 stadi.

Analizziamo di seguito i primi 4 stadi:

  • stadio 1: paziente sano.
  • stadio 2: paziente con patologie moderate o determinate condizioni o abitudini (esempio tabagismo, gravidanza, diabete e ipertensione controllati)
  • stadio 3: paziente con patologie serie ma non incapacitanti (diabete ed ipertensione non controllati, storia di evento cardiaco, pacemaker)
  • stadio 4: paziente con patologie gravi che lo rendono in costante pericolo di vita.

I pazienti che rientrano nello stadio 1 e 2 sono coloro i quali possono essere trattati in completa sicurezza.

I pazienti che rientrano nello stadio 3 devono invece essere trattati per la patologia sistemica e solo dopo la stabilizzazione della malattia possono sottoporsi all’intervento implantare.

Il trattamento dei pazienti che rientrano nello stadio 4 è sconsigliato. Le condizioni più comuni in cui non possono essere eseguiti interventi implantari sono:

  • Eventi patologici cardiaci recenti (generalmente negli ultimi 6 mesi) tra cui infarto miocardico ,ictus, Tia (Attacco ischemico transitorio),patologie valvolari gravi.
  • Terapie antitumorali in corso (chemioterapia antiblastica e radioterapia).
  • Diabete scompensato.
  • Ipertensione arteriosa non compensata.
  • Immunodeficienze gravi. Le patologie che alterano la risposta immunitaria ed espongono il paziente ad un aumentato rischio di infezioni.
  • Malattie neurologiche in stadi avanzati (morbo di Alzheimer, morbo di Parkinson).
  • Malattie mentali gravi.
  • Crescita non ultimata: l’osteointegrazione avviene regolarmente, ma l’impianto non segue l’accrescimento osseo rendendo, con la crescita, incongrua la posizione rispetto ai denti  naturali  Non sono  ancora  stabiliti  criteri  per  accertare quando la crescita dei mascellari è ultimata. È comunque controindicato inserire impianti in pazienti puberi, la cui crescita corporea superi il centimetro per anno.

Alcuni farmaci possono mettere a rischio l’impianto?

 

L’analisi medica generale deve comprendere le terapie mediche in atto o eventuali allergie a farmaci.

Esistono farmaci che riducono la coagulazione del sangue, come per esempio anticoagulanti o antiaggreganti. Allo stesso modo l’azione dei farmaci bifosfonati, utilizzati principalmente nella cura dell’osteoporosi, deve essere valutata attentamente.

Le dosi dei farmaci assunti, il principio farmacologico, la via di somministrazione determinano la modalità di comportamento e la corretta gestione del trattamento implantare.

Qualora nella storia medica del paziente siano note delle allergie a farmaci o ai materiali utilizzati durante l’inserimento dell’impianto dentale, devono essere messe in atto delle precauzioni.

A cura della Commissione Editoriale della
Società Italiana di Parodontologia e Implantologia

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