3 Dicembre, 2020
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Visita di controllo dal dentista: ogni quanto andare?

La frequenza dei controlli odontoiatrici è un aspetto importante. Spesso il paziente chiede ogni quanto tempo debba essere visitato. E soprattutto questo controllo cosa dovrebbe comprendere.

Vediamo di capire le tempistiche e spiegarne il motivo rispondendo alle domandi più comuni.

Ogni quanto è giusto sottoporsi a un controllo dal dentista?

La metodica medica più ambiziosa e sicuramente vantaggiosa per il paziente è certamente la prevenzione.

Quando si parla di denti la prevenzione delle malattie dei denti e delle gengive è fondamentale. L’adozione di precise regole di igiene orale e la pratica quotidiana, insieme a periodiche visite specialistiche permette di intercettare eventuali processi patologici o addirittura di prevenirli.

La prevenzione viene distinta in tre categorie: primaria, secondaria e terziaria.

 

  • La prevenzione primaria avviene in assenza di malattia ed è l’insieme delle metodiche per prevenire l’insorgenza della malattia stessa. Un esempio in odontoiatria è rappresentato dalla terapia di mantenimento ambulatoriale nel soggetto con uno stato di salute parodontale. In questo caso è consigliato al paziente di eseguire ogni 6 mesi una seduta di igiene professionale e un controllo clinico.  Il controllo è sia di tipo visivo che ispettivo e serve a informare il paziente e su eventuali fattori di rischio.
  • La prevenzione secondaria avviene in presenza delle prime fasi di malattia e si pone come obiettivo la diagnosi precoce.
    Questo avviene con controlli regolari in cui vengono eseguiti periodici test di screening (PSR) o esami strumentali (radiografie periodiche).
  • La prevenzione terziaria avviene in un paziente che è stato trattato con successo per una malattia ed è un insieme di procedure per impedirne la recidiva.
    Un esempio è un paziente con la parodontite che una volta risanato esegue una terapia cosiddetta di supporto ogni 3-4 mesi e viene monitorato costantemente con un’analisi parodontale completa (sondaggio parodontale periodico).

E’ molto importante considerare anche i pazienti che siano stati sottoposti a riabilitazioni con impianti. Iniziare un programma di supporto è considerata una vera e propria tappa del percorso diagnostico-terapeutico ed è alla base della riuscita della terapia nel tempo, sia in termini di sopravvivenza che di successo dello stesso impianto.

Diversi studi scientifici indicano che la terapia di supporto regolare, ogni 3 o 6 mesi a seconda del quadro clinico parodontale, innalzi la probabilità di prevenzione e favorisca la stabilità delle condizioni parodontali nel tempo.

Cosa succede durante una visita di controllo?

Un controllo odontoiatrico deve comprendere un esame visivo dentale e dei tessuti molli dell’intero cavo orale. Ciò significa un controllo di mucose delle guance, lingua, pavimento della bocca, gengive, palato duro e palato molle.

L’utilizzo di sistemi ingrandenti e fonti di illuminazione rende il controllo più efficace.

La visita di controllo dovrebbe includere un esame ispettivo dentale che serve a verificare la presenza di precedenti trattamenti. In questa fase quindi il dentista va alla ricerca di eventuali segnali che indichino cavitazioni, il sigillo dei restauri presenti. Inoltre l’odontoiatra analizza l’assenza di zone non congrue ad un adeguato mantenimento igienico domiciliare.

Dovrebbe essere sempre eseguito anche un test di screening parodontale denominato P.S.R. (Periodontal Screening Recording) , che in pochi minuti , senza alcuna invasività ( si avvale solo di una sonda millimetrata) consente di inquadrare il paziente dal punto di vista parodontale.

Il controllo dovrebbe poi essere completato da un’analisi occlusale e da una valutazione gnatologica ( come i denti chiudano tra di loro).

Quali esami sono eseguiti durante una visita di controllo?

Abbiamo visto in precedenza che durante i controlli potrebbe presentarsi la necessità di eseguire dei test. Con molta probabilità il paziente sarà sottoposto a test di screening (come il P.S.R.) oppure a esami più approfonditi (sondaggio parodontale completo – status radiografico endorale completo). Gli esami radiografici sono spesso elementi imprescindibili per una diagnosi corretta ed è per questo motivo che devono essere utilizzati a supporto delle indagini ispettive.

Gli esami radiografici vanno eseguiti con regolarità, a supporto della diagnosi visiva e ispettiva, con una tempistica stabilita dal professionista a seconda della differente situazione clinica.

Quali sono le conseguenze se non sono eseguiti controlli periodici?

La mancata aderenza ad un programma di controlli con cadenza regolare può avere conseguenze sia a livello parodontale che dentale.

Dal punto di vista parodontale vi è un evidenza scientifica che non eseguire una terapia di supporto con cadenza regolare (in genere ogni 3- 6 mesi a seconda dei casi) può comportare un peggioramento dei principali parametri.

I valori biomedici che sono indice del controllo dell’infezione (indice di placca e indice di sanguinamento) sono più difficili da mantenere all’interno dei valori considerati fisiologici.

I valori biometrici (profondità di sondaggio, livello di attacco clinico, entità delle recessioni gengivali, coinvolgimento delle forcazioni) possono peggiorare rendendo la terapia più complessa.

Allo stesso modo, anche a livello dentale, un’eventuale problematica (ad esempio una carie) può essere diagnosticata in fasi più avanzate. Ciò rende la cura più complessa, più invasiva e di conseguenza costosa.

Segui i consigli del tuo dentista

È buona norma sottoporsi a controlli periodici anche in assenza di sintomi e sottoporsi ad una terapia di supporto regolare. Questo approccio consente di poter svolgere al meglio la prevenzione (primaria, secondaria e terziaria).

A cura della Commissione Editoriale della
Società Italiana di Parodontologia e Implantologia

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