alzheimer-e-parodontite

Negli ultimi anni l’associazione tra parodontite e alzheimer è stata tema di studio di numerose ricerche scientifiche. Infatti, nonostante l’eziologia di queste due patologie differisca tra di loro, alzheimer e malattia parodontale presentano numerose similitudini nella patogenesi e nella risposta immunitaria.

 

Cerchiamo di rispondere di seguito ad alcune domande per dare informazioni utili:

– Cos’è la Parodontite?

– Cos’è l’Alzheimer?

– Qual è la principale correlazione tra parodontite ed alzheimer?

Cos’è la parodontite?

La parodontite è una malattia infiammatoria cronica indotta dall’azione comune di molteplici specie batteriche (Biofilm Orale) lasciate proliferare nel cavo orale sotto forma di placca o tartaro. L’aggressione batterica dà origine ad una risposta infiammatoria, che determina una vera e propria distruzione dei tessuti di supporto del dente. Questo processo può causare gravi conseguenze a livello dentale così come ripercussioni negative sulla salute generale, essendo associate a varie malattie infiammatorie croniche (diabete, sindrome metabolica, malattie cardiovascolari). È la sesta patologia più frequente al mondo e la prima causa di perdita dentale. La parodontite si ripercuote negativamente sulla qualità di vita così come sull’apporto nutrizionale ed il benessere delle persone affette.

I sintomi principali che si manifestano nel paziente affetto da parodontite sono:

Sanguinamento gengivale (es: durante lo spazzolamento);

– Mobilità dentale;

– Spostamento (migrazione) dei denti con apertura di spazi e maggiore accumulo di residui alimentari;

– Denti che diventano “più lunghi” per effetto della recessione delle gengive.

Le caratteristiche multifattoriali di questa malattia impongono all’odontoiatra/parodontologo di personalizzare la cura del paziente. È

opportuno instituire una terapia individualizzata che preveda oltre la disinfezione del cavo orale mediante l’istruzione del paziente alle manovre di igiene e la rimozione professionale dei depositi microbici, il controllo di tutti i fattori di rischio implicati.

Cos’è l’alzheimer?

L’alzheimer è la malattia neurodegenerativa più frequente al mondo, rappresentando circa il 70% dei casi di demenza. Tale condizione viene descritta come una patologia del cervello di natura cronica e progressiva, caratterizzata da disturbi multipli delle funzioni controllate dalla corticale superiore. Questi disturbi includono l’alterazione:

– della memoria;

– della capacità di pensare, di comprendere, di eseguire calcoli;

– della capacità di apprendimento di eloquio e del senso dell’orientamento.

Il peggioramento di queste funzioni cognitive è comunemente accompagnato e spesso preceduto da un deterioramento del controllo emotivo, dei comportamenti sociali e da una perdita della motivazione.

Ad oggi non esiste nessuna cura per le malattie neurodegenerative come l’Alzheimer. È perciò fondamentale conoscere ed individuare i fattori di rischio modificabili associati ai quadri di demenza per poter implementare delle strategie preventive di successo.

I fattori di rischio controllabili scientificamente riconosciuti sono rappresentati dal:

diabete mellito;

– inattività cognitiva e basso livello di educazione;

– obesità e inattività fisica:

– ipertensione;

fumo e alcol;

– depressione;

– traumi alla testa.

Il controllo di questi fattori è di primordiale importanza specialmente in soggetti con una storia di familiarità e che presentano condizione mediche associate di rilievo (Sclerosi Multipla, Morbo di Parkinson, Sindrome di Down).

Qual è la principale correlazione tra parodontite e alzheimer?

Nonostante si parli di linee di ricerca molto recenti, si hanno già a disposizione dei dati che indicano un’associazione tra parodontite e alzheimer. A tale proposito, una revisione sistematica pubblicata nel 2018 ha messo in evidenza non solo una maggior prevalenza di casi severi di parodontite in pazienti con demenza rispetto a pazienti senza patologie neurodegenerative, ma anche una relazione direttamente proporzionale tra progressione della malattia di alzheimer e progressione della parodontite.

Il link biologico maggiormente studiato ad oggi si basa sul ruolo dei batteri parodontopatogeni, i quali sono in grado di raggiungere il sistema nervoso centrale e attraverso la produzione di citochine pro-infiammatorie, capaci di oltrepassare la barriera ematoencefalica, possono contribuire indirettamente al deterioramento delle funzioni cognitive.

Oltre al link microbiologico, parodontite ed Alzheimer condividono alcuni fattori di rischio modificabili come ad esempio il fumo di sigaretta, il diabete e l’obesità. Il controllo di tali fattori ha un ruolo determinante sia nell’ottimizzare il risultato a lungo termine della terapia parodontale sia nel ritardare o prevenire la comparsa di malattie neurodegenerative come l’Alzheimer.

Le future ricerche avranno l’obiettivo di chiarire il legame scientifico tra parodontite ed Alzheimer così come l’impatto del controllo dei fattori di rischio sul decorso di entrambe le patologie.

Parodontite e alzheimer: Conclusioni

I pazienti diagnosticati con forme di demenza come l’Alzheimer necessitano di un controllo professionale e domiciliare più rigoroso rispetto a pazienti sani. Il deterioramento di alcune funzioni cognitive e motorie è stato associato ad un maggior accumulo di placca batterica ed un peggioramento della condizione parodontale.

In pazienti più suscettibili a sviluppare malattie neurodegenerative, il controllo dei fattori di rischio modificabili rappresenta la strategia preventiva più efficace per ritardare l’insorgenza di quadri di demenza e di conseguenza conservare le capacità cognitive per mantenere un miglior controllo della salute parodontale.

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