13 Aprile, 2021
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È possibile curare la parodontite solo con la terapia non chirurgica

La parodontite, o piorrea, è una patologia infiammatoria cronica che colpisce la gengiva intorno ai denti, l’osso dell’alveolo e il legamento parodontale. È causata dai numerosi batteri presenti nel cavo orale, nella placca e sulla superficie del tartaro che aderisce sui denti. La parodontite colpisce il 30% della popolazione italiana, ovvero quasi 20 milioni di persone, con forme di diverso stadio: I-II-III-IV. Inizia a manifestarsi intorno ai 35 anni d’età. Verso i 60 anni, invece, circa il 60% della popolazione ha almeno un dente ammalato di parodontite. Proprio per questo, la diagnosi precoce della parodontite è un elemento fondamentale per ridurre il rischio di perdere uno o più denti. Coinvolgere e sensibilizzare il paziente è indispensabile. Infatti, negli stadi più bassi un’adeguata terapia può arrestare la progressione della parodontite evitando esiti più gravi della malattia.

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Diagnosticare la parodontite precocemente

Diagnosticare e curare la malattia parodontale nella sua fase iniziale è fondamentale. Se non trattata in tempo, la progressione della parodontite può:

  • Comportare un aumento della profondità della tasca parodontale, una condizione patologica in cui il solco gengivale è più approfondito rispetto alla norma.
  • Favorire la sopravvivenza dei batteri parodontopatogeni, creando i presupposti per un riassorbimento più grave del tessuto osseo attorno ai denti.

Terapia Parodontale non chirurgica

Lo scopo della terapia della parodontite è l’eliminazione dei fattori che la causano. Pertanto, l’eliminazione dei batteri presenti sulle superfici radicolari, responsabili del processo infiammatorio e infettivo alla base del riassorbimento osseo intorno ai denti. È la cosiddetta terapia non chirurgica parodontale. Più nello specifico, il paziente affetto da parodontite deve seguire un iter terapeutico preciso:

  • Dopo la diagnosi, il parodontologo individua i fattori di rischio sistemici e locali e indica al paziente le corrette istruzioni di igiene orale sopragengivale e interprossimale.
  • Successivamente, viene eseguita la fase di strumentazione sopra e sottogengivale non chirurgica. Questa ha l’obiettivo di eliminare il biofilm batterico, ovvero un aggregato di microrganismi che si deposita sulla sostanza dura dentale, su gengive mucose e lingua e anche nelle tasche paradontali.
  • A distanza di due o tre mesi, il parodontologo rivaluta il livello di miglioramento del danno parodontale, misurando i nuovi sondaggi intorno ai denti. Questa procedura permette di rivalutare le zone con i difetti parodontali. Consente, quindi, di controllare dove è avvenuta la guarigione tramite la chiusura della tasca parodontale e dove, viceversa, sono ancora presenti tasche con sondaggio alterato o con sanguinamento.

Efficacia e Caratteristiche della Terapia Parodontale non chirurgica

La terapia parodontale non chirurgica è sempre la prima fase di trattamento della parodontite. Il termine “non chirurgico” indica una terapia che si effettua senza l’incisione dei tessuti gengivali. Efficaci strumenti manuali o ultrasonici riescono a entrare nella tasca gengivale, e, se utilizzati correttamente, rimuovono la placca batterica e il tartaro che si sono sviluppati nel tempo sulla radice del dente. Mediante lo sbrigliamento dentale, detto anche debridment, è possibile rimuovere, sia sotto che sopra le gengive, la placca batterica e i depositi duri aderenti al cemento. Si tratta di una tecnica che ha lo scopo di rimuovere l’eccessivo accumulo di tartaro e placca. Questa manovra, infatti, innesca i meccanismi necessari alla guarigione della maggior parte dei tessuti parodontali.

 

Conclusa questa fase è richiesto un tempo di guarigione variabile, dai tre mesi a un anno. Secondo la letteratura scientifica, nelle tasche gengivali profonde fino a 6 mm si ha l’80% di probabilità di risolvere il difetto senza dover ricorrere alla chirurgia. Quando, invece, la profondità è più alta di 6 mm, il recupero completo è più difficile da ottenere. La probabilità di risolvere i difetti risulta migliore per i denti monoradicolati, ovvero con una sola radice, nei soggetti non fumatori e nei pazienti che mantengono più facilmente corretti livelli di igiene orale sopragengivale. Per questi casi, un’ottimale terapia non chirurgica potrebbe portare alla chiusura di almeno il 75% delle tasche parodontali inizialmente presenti. Negli stadi I e II questa percentuale potrebbe aumentare, soprattutto quando la profondità media delle tasche è bassa.

Conclusioni

La diagnosi precoce della malattia parodontale è fondamentale. È necessario affidarsi al parodontologo per identificare la diagnosi, il tipo di terapia e la durata dei controlli periodici. Lo specialista saprà indicare il percorso migliore per il paziente in base al suo livello di igiene orale di partenza e al piano di trattamento specifico. Una volta ottenuto il controllo della parodontite con la terapia non-chirurgica, se necessario, il paradontologo può stabilire una successiva terapia chirurgica. Se, invece, con la terapia non chirurgica il paziente non è giunto alla chiusura delle tasche o all’arresto di progressione della patologia, lo specialista potrebbe prescrivere una terapia di supporto. Questa serve a prevenire la recidiva e il peggioramento della parodontite e va impostata tenendo conto del profilo di rischio del paziente. Negli Stadi I e II di parodontite è assolutamente possibile che la terapia non chirurgica costituisca l’unica terapia parodontale necessaria e sufficiente a condurre per la guarigione dei difetti. Il mantenimento di questo successo è poi affidato alla terapia di supporto che deve essere assolutamente molto rigorosa.

A cura della Commissione Editoriale della
Società Italiana di Parodontologia e Implantologia

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