14 novembre, 2018
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La parodontite come fattore di rischio per le complicanze implantari

L’implantologia osteointegrata ha negli ultimi decenni rivoluzionato l’odontoiatria aumentando le possibilità terapeutiche per il trattamento di edentulie parziali e totali (ovvero la mancanza di uno, alcuni o tutti i denti). Oggi è possibile trattare con successo edentulie dovute a malattie odontoiatriche, agenesie o traumi. Il grande successo clinico degli impianti dentali, la relativa semplicità di esecuzione hanno portato molti dentisti a preferire la terapia implantare rispetto ad altre terapie odontoiatriche considerate, spesso erroneamente, maggiormente lunghe, complesse e dal risultato meno prevedibile. Questo grande successo clinico ha portato però anche a degli eccessi, con molti denti estratti in nome della “più sicura” terapia implantare. Questo trend, particolarmente evidente negli ultimi vent’anni, sta cambiando il modo in cui sono viste le comuni terapie odontoiatriche.

 

In particolare è noto che professionisti con minor preparazione in ambito parodontale tendano ad applicare scarsi sforzi nel tentativo di mantenere denti parodontalmente compromessi e ad estrarli in favore di terapie alternative.

 

La Perimplantite

La problematica che oggi rappresenta il maggior rischio di insuccesso della terapia implantare è la perimplantite, una patologia infiammatoria che porta alla progressiva perdita di osso attorno all’impianto e, se non curata, alla perdita dell’impianto stesso.

 

In una recente studio scientifico condotto su 1500 persone a cui erano stati applicati oltre 6200 impianti, è stata rilevata la presenza di perimplantite in circa il 19% dei casi.

 

Si è notato che la percentuale scendeva al 14% fra i pazienti che erano inseriti in un appropriato protocollo di mantenimento implantare (ovvero che dimostravano attenzione all’igiene orale e ai controlli periodici dal dentista) mentre saliva al 21% fra i soggetti con pregressa diagnosi di parodontite ed al 37% fra i pazienti fumatori. Questa variabilità dimostra quanto sia importante che il dentista identifichi la presenza di fattori di rischio per il paziente e quanto l’attenzione di quest’ultimo alla prevenzione sia importante per evitare l’insorgenza di perimplantite.

 

La Parodontite come fattore di rischio per la Perimplantite

Diverse ricerche scientifiche dimostrano come la composizione della placca batterica associata alla perimplantite sia simile a quella presente in pazienti ammalati di parodontite. Questo elemento avvalora l’ipotesi che la contaminazione delle superfici implantari con batteri presenti nella bocca di pazienti malati di parodontite possa aumentare il rischio di complicanze nel tempo.

 

In particolare, alcuni studi condotti da equipe di ricerca italiane, hanno dimostrato che se il rischio di ammalare di perimplantite in pazienti senza parodontite e non fumatori è di circa il 12%, questo rischio sale al 20% in pazienti non parodontali ma fumatori, al 40% in pazienti precedentemente malati ma guariti dalla parodontite e non fumatori, fino al 75% in pazienti parodontali e fumatori (nonostante tutti i pazienti analizzati seguissero un programma di controllo e mantenimento dal dentista!).

 

Seguire un programma di mantenimento adeguato riduce sensibilmente il rischio di perimplantite, ma questi dati suggeriscono anche che questa malattia rimane un problema particolarmente rilevante per la sopravvivenza a lungo termine delle protesi implantari.

 

Questi dati clinici dimostrano come la storia di parodontite sia un significativo fattore di rischio per il successivo sviluppo della perimplantite, e che questi rischi aumentano per la contemporanea presenza di altri fattori di rischio come il fumo.

 

Pertanto, la terapia implantare non si deve limitare all’applicazione di impianti ed alla loro protesizzazione, ma deve estendersi alla terapia di mantenimento professionale per prevenire complicanze biologiche e aumentare il successo nel tempo. Si deve sottolineare, tuttavia,  che le complicanze biologiche possono occasionalmente verificarsi nonostante una terapia di supporto corretta.

 

Sopravvivenza di denti e impianti nei pazienti parodontali

Nonostante il rischio di complicanze biologiche e la minore sopravvivenza implantare nei pazienti parodontalmente compromessi in terapia di mantenimento, molti odontoiatri ritengono che la terapia implantare sia ugualmente preferibile rispetto alla conservazione di denti malati di parodontite. Numerosi studi hanno confutato questa affermazione dimostrando che denti parodontalmente compromessi possono essere mantenuti a lungo con successo.

 

Conclusioni

  • La parodontite è il più importante fattore di rischio per lo sviluppo successivo della perimplantite ed è ampiamente documentata una maggiore prevalenza delle complicanze biologiche implantari nei soggetti con storia di parodontite;
  • una regolare igiene orale dal dentista e a casa può curare quadri patologici iniziali, come la mucosite, ed evitarne la progressione a perimplantite. Inoltre riduce il rischio di perimplantite, ma non lo elimina totalmente;
  • diverse terapie per la cura della parodontite sono efficaci nel salvare denti e mantenerli per lungo tempo, evitando (o rimandando nel tempo) l’uso di impianti in pazienti a più alto rischio di complicanze implantari.

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