21 Ottobre, 2019
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Si può trattare la malattia parodontale senza il bisturi?

Terapia chirurgica o non chirurgica, questo è il dilemma

 

È importante trattare la parodontite nel modo giusto. Sorge spontaneo l’interrogativo se sia possibile trattare la malattia parodontale senza l’utilizzo del bisturi. Per prima cosa è fondamentale capire che intervenire attraverso la chirurgia non è un’alternativa alla terapia non chirurgica, ma una eventuale fase successiva. La chirurgica va infatti presa in considerazione nei casi in cui il controllo della progressione della patologia implichi la necessità della correzione dei difetti che profondamente si sono venuti a creare.

 

In cosa consiste la terapia non chirurgica? E’ una terapia volta a rimuovere in sede sopra e sottogengivale la placca batterica e il tartaro, attraverso strumenti manuali e strumenti ultrasonici. La terapia non chirurgica prevede in parallelo che il paziente sia ben istruito nelle manovre di igiene orale domiciliare e che i fattori di rischio locali e sistemici siano il più possibile sotto controllo.  Praticare quotidianamente una corretta igiene orale permette di preservare meglio la salute del cavo orale. È importante educare i pazienti sulle corrette manovre domiciliari per mantenere lontani i batteri e quindi risolvere l’infiammazione. Inoltre bisogna sensibilizzare i pazienti sui fattori che mettono quali fumo e diabete.

 

L’utilizzo del Laser

 

Sempre più spesso si parla dell’utilizzo del Laser in sostituzione alla chirurgia parodontale. A partire dai primi anni ’90 il Laser era una terapia non invasiva che rientrava nella sfera dei trattamenti non chirurgici. L’utilizzo del Laser in ambito parodontale sarebbe in grado di risolvere le infezioni, limitare la sensibilità dei denti durante la fase post-operatoria e velocizzare il processo di guarigione dei tessuti.

 

Nonostante esistano diverse tipologie di laser, gli studi effettuati non dimostrano l’effettiva efficacia del Laser in sostituzione ai trattamenti in uso. L’eliminazione di placca e tartaro effettuata attraverso trattamento meccanico con strumenti manuali o a ultrasuono risulta essere ad oggi adeguato e sufficiente.

 

È importante verificare attentamente la necessità di un intervento chirurgico o alternativo aggiuntivo all’interno del cavo orale: questa eventuale terapia infatti se intrapresa deve essere in grado di cambiare la prognosi del dente o dei denti.

A cura della Commissione Editoriale della
Società Italiana di Parodontologia e Implantologia

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