14 novembre, 2018
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La parodontite cronica

La parodontite cronica, definita in gergo “piorrea” o “gengivite espulsiva”, è una malattia molto diffusa che colpisce circa il 60% degli italiani, e inizia normalmente verso i 35 – 40 anni di età. Nelle fasi iniziali è caratterizzata da infiammazione gengivale che produce sanguinamento e alito cattivo.

 

Nelle fasi più avanzate oltre all’infiammazione sono presenti: distruzione dell’osso che circonda i denti, retrazione gengivale, mobilità dei denti e allargamento degli spazi interdentali.

 

Questa malattia è causata dai batteri contenuti nella placca e nel tartaro che si formano attorno ai denti provocando una reazione infiammatoria della gengiva. Questa infezione batterica, se non curata, porta alla distruzione dei tessuti (gengiva, osso, legamento parodontale e cemento) che circondano i denti, fino alla mobilizzazione e perdita di questi ultimi.

 

Diagnosi:

La diagnosi di parodontite cronica viene fatta dal dentista attraverso il sondaggio del solco gengivale (solco tra dente e gengiva). In questo esame, uno strumento detto sonda parodontale è fatto scorrere delicatamente nel solco gengivale attorno a tutti i denti per verificare la presenza di sanguinamento, che rivela l’infiammazione in atto, e di tasche parodontali (solco troppo profondo) che rivelano la distruzione dei tessuti che circondano il dente.

 

Può essere necessario fare alcune radiografie dettagliate (status radiografico) che mostrino il livello di distruzione dell’osso attorno ai denti.

 

Prevenzione:

La prevenzione della parodontite cronica avviene con un adeguato spazzolamento dei denti (almeno due volte al giorno per almeno quattro minuti) e con l’uso regolare dello scovolino o del filo interdentale.

 

Si raccomanda inoltre di recarsi dal dentista (o parodontologo) almeno due volte l’anno per effettuare regolari visite di controllo e sedute professionali di rimozione della placca e del tartaro.

 

Terapia:

La terapia della parodontite cronica è anzitutto volta ad eliminare le cause della malattia, cioè i batteri e tutti i fattori che possano favorire l’accumulo di placca, come denti storti e otturazioni non corrette. Essa si svolge in due fasi.

 

La prima fase della terapia ha il duplice obiettivo di insegnare al paziente a pulire correttamente i propri denti e di rimuovere meccanicamente la placca e il tartaro che si accumulano sui denti. Questa procedura è eseguita dal dentista (parodontologo) o dall’igienista per mezzo di specifici strumenti (terapia non chirurgica). Dal momento che una serie di fattori di rischio (diabete, fumo, stress…) possono aggravare la parodontite o promuoverne lo sviluppo, risulta chiara l’importanza di intervenire per modificare gli stili di vita del paziente (miglioramento dell’igiene orale domiciliare del paziente, cessazione del fumo, controllo medico di alcune malattie sistemiche quali il diabete, riduzione dello stress, ecc.).

 

Qualora, dopo la prima fase, rimanessero delle tasche profonde, può essere necessario ricorrere alla terapia chirurgica per pulire meglio la superficie sottogengivale delle radici dei denti dal tartaro e dalla placca batterica o, addirittura, per eliminare la gengiva malata e regolarizzare l’osso che è stato danneggiato dalla malattia. In alcuni casi selezionati è possibile anche ricostruire i tessuti perduti a seguito della malattia.

 

Una volta trattata la parodontite cronica, per evitare recidive, è necessario seguire un programma personalizzato di controlli e di sedute professionali di rimozione della placca e del tartaro, secondo i modi e i tempi che verranno indicati del dentista (o parodontologo).

 

Consigli pratici

È bene ricorrere all’intervento del dentista al manifestarsi dei primi sintomi come sanguinamento gengivale o alitosi. Infatti, se la parodontite viene diagnosticata in tempo, è possibile intraprendere una terapia che eviti la progressione della malattia e quindi mantenere a lungo i propri denti.

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