17 luglio, 2018
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L’importanza di fare una diagnosi prima di ricorrere agli impianti dentali

L’inserimento di impianti dentali è ormai una procedura routinaria ed efficace. Tuttavia richiede un intervento chirurgico (ambulatoriale nella stragrande maggioranza dei casi) che deve essere preceduto da un’attenta diagnosi per essere pianificato bene.

 

Quando è necessario ricorrere a impianti dentali per sostituire uno o più denti andati perduti, è importante che il dentista valuti scrupolosamente le condizioni di salute del paziente e della sua bocca.

 

Innanzitutto, in occasione di una visita, è bene che l’implantologo raccolga un’anamnesi ovvero si informi sulla salute generale del paziente per individuare eventuali malattie, avute in passato o ancora presenti, che costituiscano una controindicazione all’intervento (ad es. gravi patologie cardiovascolari o forme di diabete non trattate) oppure condizioni che limitino il successo (eccessivo consumo di sigarette o alcool, assunzione di farmaci,…) oppure per escludere allergie.

 

Il dentista può inoltre acquisire preziose informazioni su precedenti cure odontoiatriche svolte dal paziente che possano influenzare le scelte in vista della terapia implantare.

 

Naturalmente, un esame clinico della bocca fornisce indicazioni al dentista sulle condizioni di salute orale: il livello di igiene della bocca, la salute dei singoli denti e quella complessiva delle gengive, l’occlusione dentale (ovvero il modo in cui i denti combaciano fra di loro), le terapie precedentemente svolte (ad esempio, la presenza e le condizioni di corone, ponti o protesi mobili), l’aspetto estetico del sorriso sono solo alcuni degli elementi che vanno valutati in questa occasione. In modo particolare il dentista deve escludere la presenza di malattie gengivali come la parodontite (talvolta chiamata piorrea) che possano complicare o rendere impossibile l’applicazione di impianti: qualora fosse riscontrata una forma di parodontite, questa deve essere preventivamente risolta prima di procedere con le cure. Basta l’uso di un semplice strumento come la sonda parodontale per escludere la presenza di una malattia insidiosa ed evitare complicanze nel trattamento.

 

La diagnosi non può escludere il ricorso a esami radiografici (radiografie endorali, panoramiche dentali, TAC): questi danno ulteriori informazioni sulla quantità e la qualità delle ossa mascellari destinate ad accogliere l’impianto, in modo da stabilire modalità e tempi del trattamento e ottimizzare il risultato estetico e funzionale (vd. anche Metodiche di valutazione radiografica dell’osso per l’inserimento degli impianti dentali).

 

In alcuni casi può essere opportuno eseguire degli esami del sangue o richiedere visite di altri specialisti (cardiologo, endocrinologo,…) per pianificare al meglio le cure.

 

La diagnosi precedente l’applicazione di impianti è un momento fondamentale nella programmazione delle cure: tanto più attento è il modo in cui viene eseguita, tanto più semplice e sicuro sarà il trattamento e tanto maggiore la soddisfazione del paziente.

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