rigenerazione ossea
Ultimo aggiornamento: 20 Marzo 2026

La rigenerazione ossea è una tecnica chirurgica per ricostruire l’osso andato perduto dopo l’estrazione di uno o più denti. Questa tecnica può essere opportuna quando si rende necessario il ricorso agli impianti dentali.

Cos’è un impianto dentale?

Un impianto dentale è una radice artificiale, generalmente in titanio, che viene inserita chirurgicamente nell’osso della mascella o della mandibola per sostituire uno o più denti mancanti.

Dopo l’inserimento, l’impianto si integra con l’osso attraverso un processo chiamato osteointegrazione, che richiede in genere alcuni mesi.

Gli impianti devono essere inseriti nella posizione ideale alla realizzazione del dente. In alcuni casi l’osso residuo è insufficiente per il posizionamento ideale alla base delle riabilitazioni protesiche fisse.

In queste situazioni è possibile rigenerare una parte dell’osso perduto dopo aver valutato:

  • indicazioni e controindicazioni della tecnica;
  • vantaggi e svantaggi;
  • rischi e benefici.

Quando si verifica il riassorbimento osseo?

L’osso mascellare e mandibolare si distingue in due parti:

  • osso basale: corpo della mascella e della mandibola
  • osso alveolare: porzione in cui sono posizionati i denti

La perdita degli elementi dentali determina un progressivo riassorbimento dell’osso alveolare e progressivamente dell’osso basale.

Questo avviene prima in senso orizzontale, poi verticale e, nei casi avanzati, in modo combinato.

Perché l’osso alveolare si può riassorbire?

Gli impianti dentali necessitano di tessuto osseo, ma non sempre questo ha un volume sufficiente. Le ragioni possono essere molteplici:

  • dopo un’estrazione l’osso si riassorbe fisiologicamente perché perde parte della sua funzione;
  • infezioni pregresse, che spesso sono causa dell’estrazione, possono aver ridotto il volume osseo;
  • la compressione esercitata da protesi rimovibili, come dentiere o scheletrati, può accelerare il riassorbimento.

È possibile prevenire il riassorbimento osseo?

Uno degli elementi principali alla base del riassorbimento osseo è la perdita dei denti. L’atto estrattivo rappresenta una fase importante per cercare di minimizzare la perdita ossea. Utilizzando tecniche minimamente invasive e procedure idonee è possibile ridurre questo fisiologico fenomeno e ridurre il riassorbimento osseo.

Come si può realizzare la rigenerazione ossea dentale?

Le tecniche di rigenerazione ossea necessitano di strutture idonee, richiedono conoscenze approfondite ed una particolare esperienza da parte dello specialista che deve eseguire la procedura.

A seconda della componente del difetto distinguiamo una rigenerazione ossea orizzontale o verticale.

Tipologie di innesti ossei e mezzi di stabilizzazione

Possono essere utilizzati diversi biomateriali, singolarmente o in combinazione tra loro:

  • Innesto autologo: è l’osso dello stesso paziente prelevato da altre zone della bocca o, in rari casi, da altre parti del corpo;
  • Innesto omologo: tessuto osseo proveniente da altri esseri umani (banca dell’osso), generalmente trattato attraverso congelamento;
  • Innesto eterologo: osso di origine animale, generalmente deproteinizzato;
  • Innesto alloplastico: biomateriali di origine sintetica.

Molteplici sono anche le tecniche per stabilizzare gli innesti nel sito ricevente:

  • Viti di sintesi per stabilizzare gli innesti a blocco;
  • Membrane riassorbibili o non riassorbibili;
  • Mesh (griglie o gusci rigidi) in titanio.

In che ordine si eseguono queste procedure?

L’entità dell’atrofia ossea determina anche le tempistiche dell’innesto rispetto all’inserimento dell’impianto.

Rigenerazione pre-implantare
In caso di gravi deficit l’osso viene ricostruito prima di inserire l’impianto; solo a maturazione dell’innesto avvenuta si procede con la chirurgia implantare.

Rigenerazione contestuale all’impianto
Se l’osso residuo è sufficiente a stabilizzare l’impianto, questo può essere inserito nello stesso intervento in cui si ricostruisce il volume mancante.

Rigenerazione post-inserimento implantare
Alcuni impianti, anche dopo anni di funzione, possono essere colpiti da perimplantite, ovvero una complicanza che porta al riassorbimento dell’osso che li sostiene. In alcuni casi, quest’ultimo può essere ricostruito attraverso tecniche analoghe a quelle sopra descritte.

Gestione post-operatoria e requisiti per la riuscita della tecnica

Alla corretta realizzazione e riuscita della tecnica sono indispensabili una corretta gestione dei tessuti molli che consentano una completa chiusura della ferita (definita “per prima intenzione”) e una gestione rigorosa del post-operatorio che consenta di mantenere la stabilità dell’area sottoposta a rigenerazione ossea.

A tal riguardo le norme del post-operatorio sono da considerare parte integrante della tecnica e riguardano:

  • corretta alimentazione;
  • disinfezione della ferita;
  • rispetto della terapia farmacologica prescritta;
  • norme comportamentali adeguate (es. astensione dal fumo).

È sempre possibile eseguire queste metodiche chirurgiche?

È opportuno seguire un percorso diagnostico rigoroso e un’analisi delle caratteristiche generali e le condizioni locali per costituire le prime tappe del percorso terapeutico.

La preparazione per-intervento di rigenerazione ossea dentale e la collaborazione con lo specialista in termini di controllo di placca e astensione da abitudini viziate sono requisiti indispensabili per poter sostenere queste procedure.

La SIdP (Società Italiana di Parodontologia ed implantologia) ha messo a punto un percorso denominato “Qualità e sicurezza in chirurgia parodontale e implantare” proprio per assistere odontoiatri e strutture in cui vengono eseguiti questi complessi interventi chirurgici, per ottimizzare le procedure in termini di pianificazione, preparazione, esecuzione e gestione nel post-operatorio. Questo percorso ha lo scopo di offrire al paziente prestazioni di qualità eseguite in sicurezza, riducendo il rischio di complicanze.

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