Giornata mondiale del diabete 2026

Il 14 novembre si celebra la Giornata Mondiale del Diabete, la più grande campagna di sensibilizzazione sul diabete al mondo, che ogni anno raggiunge oltre un miliardo di persone in più di 160 Paesi. La data non è casuale: è il giorno di nascita di Frederick Banting, che nel 1922 scoprì l’insulina insieme al collega Charles Best.

Nata nel 1991 per iniziativa della International Diabetes Federation (IDF) e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la Giornata è diventata ufficialmente una ricorrenza delle Nazioni Unite nel 2006. Quest’anno porta con sé un messaggio molto chiaro: sul diabete, prima si interviene, meglio è.

Il tema 2026: agire presto sul diabete

Il tema scelto per il biennio 2026-2027 è “Early action on diabetes”, ovvero agire presto sul diabete. Per la giornata del 14 novembre l’attenzione si concentra su due obiettivi: la diagnosi precoce e la riduzione del rischio.

Intervenire in tempo, infatti, permette di accedere prima alle cure, di ridurre la probabilità di sviluppare la malattia e di limitare il rischio di complicanze, consentendo alle persone con diabete di vivere una vita piena e in salute. Lo slogan con cui la campagna invita tutti a partecipare è #ActEarlyOnDiabetes.

Una malattia diffusa e spesso silenziosa

I numeri aiutano a capire perché sia così importante muoversi per tempo. Oggi nel mondo vivono con il diabete 589 milioni di persone, circa un adulto su nove, e le stime indicano che entro il 2050 potrebbero arrivare a 853 milioni.

Il dato più preoccupante, però, riguarda chi non sa di avere la malattia: 4 persone con diabete su 10 non hanno ancora ricevuto una diagnosi, per un totale di 252 milioni di persone. A queste si aggiungono 635 milioni di adulti considerati ad alto rischio di sviluppare il diabete di tipo 2.

Il diabete di tipo 2, che rappresenta oltre il 90% dei casi, può dare sintomi lievi o del tutto assenti e restare nascosto per anni. Per molte persone il primo campanello d’allarme è già una complicanza a carico di cuore, reni, occhi o nervi: fino alla metà delle persone con diabete di tipo 2 presenta complicanze al momento della diagnosi.

Diabete di tipo 1: i segnali da riconoscere

Anche il diabete di tipo 1 viene spesso individuato in ritardo, perché i primi sintomi possono essere confusi con quelli di altri disturbi comuni. Non riguarda solo bambini e ragazzi: oltre la metà delle nuove diagnosi avviene in persone con più di 20 anni. I segnali più frequenti sono:

  • bisogno di urinare spesso;
  • sete intensa e difficile da placare;
  • stanchezza superiore al solito;
  • perdita di peso;
  • fame costante e vista offuscata.

Se si notano questi sintomi, su di sé o su un familiare, è importante rivolgersi subito al medico.

Diabete di tipo 2: conoscere il proprio rischio

Il diabete di tipo 2, invece, in molti casi si può prevenire o ritardare. Il primo passo è conoscere i fattori che aumentano il rischio:

  • l’età, perché il rischio cresce con gli anni;
  • valori di glicemia più alti del normale (prediabete);
  • la familiarità: chi ha un genitore, un fratello o un figlio con diabete ha una probabilità da 2 a 6 volte maggiore di svilupparlo;
  • sovrappeso, girovita elevato e sedentarietà;
  • un’alimentazione poco equilibrata;
  • la pressione alta;
  • aver avuto il diabete in gravidanza.

Vuoi calcolare il tuo rischio di diabete di tipo 2? Puoi fare in pochi minuti il nostro test di valutazione del rischio di diabete di tipo 2.

Diabete e gengive: un legame a doppio filo

Agire presto sul diabete significa anche prendersi cura della bocca. Diabete e parodontite sono infatti due malattie croniche strettamente collegate, e il loro rapporto funziona in entrambe le direzioni.

Da un lato, i livelli elevati di zuccheri nel sangue alterano la risposta infiammatoria dell’organismo e possono favorire o peggiorare le infezioni della bocca, in particolare quelle che colpiscono i tessuti di sostegno dei denti. Dall’altro, la parodontite può rendere più difficile il controllo della glicemia: i batteri presenti nelle gengive infiammate possono entrare nel circolo sanguigno e innescare reazioni infiammatorie che fanno aumentare gli zuccheri nel sangue.

C’è però anche una buona notizia: curare l’infiammazione delle gengive aiuta a migliorare il controllo del diabete, con un miglioramento dell’emoglobina glicata, il valore che chi ha il diabete misura periodicamente con gli esami del sangue. Allo stesso modo, mantenere sotto controllo la glicemia riduce il rischio che la parodontite progredisca fino alla perdita dei denti.

Per approfondire, leggi Diabete e parodontite: legame a doppio filo.

Anche il dentista può aiutare ad agire in tempo

Proprio perché diabete e parodontite sono così legati, lo studio dentistico può diventare un luogo importante per la diagnosi precoce. Il dentista può riconoscere i pazienti più a rischio di sviluppare il diabete e invitarli a rivolgersi allo specialista, mentre per chi ha già una diagnosi è fondamentale che dentista e diabetologo collaborino.

Per questo è utile conoscere i segnali che possono indicare una parodontite e non sottovalutarli:

  • gengive che sanguinano;
  • alito cattivo persistente;
  • denti che si muovono o si spostano dalla loro posizione;
  • difficoltà a masticare.

Cosa puoi fare in occasione della Giornata Mondiale del Diabete

Qualche passo concreto per mettere in pratica il messaggio di quest’anno:

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