La sindrome della bocca urente (BMS), conosciuta anche come sindrome della bocca che brucia e da alcuni chiamata anche solo “lingua urente”, è un disturbo del dolore orofacciale cronico caratterizzato da una sensazione persistente di bruciore o di fastidio nella cavità orale in assenza di lesioni organiche identificabili. Recentemente, la comunità scientifica ha proposto di ridefinire questa condizione come burning mouth disorder (BMD), una denominazione ripresa dalla International Classification of Orofacial Pain del 2020, per evidenziarne la natura di vero e proprio disordine neurologico e non di semplice insieme di sintomi.
Epidemiologia e impatto clinico
La prevalenza della BMS varia notevolmente a seconda dei criteri diagnostici e dell’area geografica, con una stima globale dell’1,7% nella popolazione generale, ma che raggiunge il 7,7% nei contesti clinici odontoiatrici. È una patologia con una forte disparità di genere. Colpisce prevalentemente le donne con una frequenza stimata da 3 a 9 volte superiore rispetto agli uomini), specialmente sopra i 50-60 anni. Per il parodontologo, riconoscere tempestivamente la BMS è essenziale per evitare diagnosi errate e trattamenti invasivi non necessari.
Sindrome della bocca urente: cause
La ricerca più recente indica che la sindrome della bocca che brucia coinvolge alterazioni complesse sia a livello del sistema nervoso periferico che centrale
- Neuropatia Centrale: Studi di neuroimaging hanno rivelato una riduzione della dopamina striatale in un’area profonda del cervello chiamata putamen, e un’alterazione della connettività nel talamo e nella corteccia prefrontale. Sono state identificate anche iperintensità della sostanza bianca, che potrebbero indicare una vulnerabilità cerebrale o un invecchiamento accelerato.
- Neuropatia Periferica: In circa il 20-30% dei casi, si osserva una neuropatia delle piccole fibre trigeminali, con una densità ridotta delle fibre nervose intraepiteliali nella mucosa linguale.
- Fattori Psicosociali: Stress, ansia e depressione agiscono come importanti modulatori del dolore. È stato osservato che lo stress cronico altera la plasticità neurale e la risposta immunitaria, esacerbando la severità dei sintomi, come evidenziato anche durante la recente pandemia di covid-19.
Percorso diagnostico e ruolo del professionista
Comprendere le cause e i sintomi della bocca urente è il primo passo per un corretto inquadramento clinico. Secondo due classificazioni internazionali del dolore – la ICOP, dedicata al dolore orofacciale, e la ICHD-3, dedicata alle cefalee e ad alcuni dolori cranio-facciali – la diagnosi di BMS richiede che il dolore sia presente per più di 2 ore al giorno per oltre 3 mesi. Essendo una diagnosi di esclusione, l’odontoiatra deve condurre un’analisi rigorosa per escludere cause locali o sistemiche di “BMS secondaria”, tra cui:
- carenze nutrizionali: deficit di vitamina B12, ferro o acido folico;
- condizioni sistemiche: ipotiroidismo, diabete mellito o sindrome di Sjögren;
- farmaci: effetti collaterali di ACE-inibitori o antiretrovirali;
- fattori locali: infezioni da candida o reazioni a materiali protesici.
Il DSM-5, manuale di riferimento per la classificazione dei disturbi mentali, può invece essere richiamato quando il peso psicologico e la preoccupazione legati ai sintomi diventano particolarmente marcati.
Gestione terapeutica nella sindrome della bocca urente
La gestione e terapia della sindrome della bocca urente richiede un approccio multidisciplinare che coinvolga odontoiatri, neurologi e specialisti in salute mentale. Per i professionisti della SIdP (Società Italiana di Parodontologia e Implantologia), comprendere la complessità di questa condizione è fondamentale per migliorare la qualità della vita del paziente e fornire un supporto terapeutico basato sulle evidenze più recenti.
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