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La terapia chirurgica della parodontite

La chirurgia parodontale è eseguita, talvolta, per risolvere i casi di parodontite. Ha due obiettivi: rimuovere meglio i batteri intorno ai denti e rimodellare i tessuti circostanti: eliminando quelli malati o rigeneran-do/ricostruendo quelli perduti.

 

  • Cosa crea la parodontite?

La malattia parodontale induce una serie di alterazioni anatomiche a livello dei tessuti che circondano il dente.

In superficie, a livello gengivale, la presenza batterica crea delle ferite nel tessuto, che si distacca quindi dalla radice del dente consentendo di conseguenza ai batteri di approfondirsi. Questa alterazione anatomica viene denominata tasca, e determina un ambiente dove i batteri possono rimanere indisturbati e proliferare facilmente, perché sarà impossibile per il paziente rimuoverli con ligiene domiciliare.

Nei tessuti più profondi, ovvero a livello osseo, si creano parallellamente dei riassorbimenti (difetti ossei), che possono essere, tra dente e dente, di morfologia piatta (difetti orizzontali) quando il riassorbimento avviene in egual misura su entrambi i denti, o obliqua (difetti verticali) quando il riassorbimento osseo avviene in misura maggiore su un dente rispetto all’altro.

La conseguenza di queste alterazioni anatomiche è la perdita di attacco tra il dente ed i tessuti circostanti, con la creazione via via di ambienti (tasche) sempre più profondi dove i batteri possono allocarsi, determinando la progressione della malattia.

 

  • Quando utilizzare la terapia chirurgica per la parodontite?

La terapia chirurgica parodontale si effettua quando, dopo l’eliminazione iniziale dell’infezione parodontale e dei co-fattori di rischio, residuano quelle alterazioni anatomiche (tasche) che la malattia ha causato e che potrebbero determinare, data la loro morfologia, un ambiente favorevole alla recidiva della parodontite.

Esistono 3 tipi di terapia chirurgica della parodontite. Tutte hanno lo scopo di eliminare la tasca parodontale. Due di queste (chirurgia rigenerativa e chirurgia osteoresettiva) si occupano non solo di ridurre la tasca, ma anche di modificare la morfologia ossea, alterata dalla malattia. La terza (chirurgia conservativa) si occupa invece solo di ridurre la tasca, senza modificare la morfologia ossea. E’ giusto anche menzionare la chirurgia muco-gengivale o plastica parodontale il cui obiettivo non è di curare la parodontite ma ricoprire le radice esposte dopo retrazione gengivale.

La chirurgia rigenerativa ricrea un vero e proprio attacco del dente, tramite la rigenerazione di quei tessuti parodontali profondi (osso, legamento parodontale, cemento radicolare) precedentemente persi. E’ ovviamente la tecnica ideale. Tuttavia può essere utilizzata solo in determinate circostanze, che sono biologicamente favorevoli per una rigenerazione dei tessuti quali i difetti intraossei (Mettere link sul glossario) in pazienti con ottimo controllo di placca . Le metodiche a disposizione sono molteplici e sono suddivise in due grandi categorie: rigenerazione tissutale guidata con membrane e chirurgia con fattori di crescita.

La chirurgia osteo-resettiva elimina tutti i tessuti che compongono la tasca, distruggendo quindi quell’ambiente protetto per i batteri, portando in superficie quella porzione della radice dentale ormai distaccata dal tessuto e consentendo così al paziente di poter tenere pulita la stessa con l’igiene domiciliare. E’ una tecnica molto efficace ed associata ad una grande retrazione gengivale post-operatoria.

La chirurgia conservativa consiste nell’effettuare la terapia non chirurgica dopo aver inciso la gengiva intorno ai denti e scollato i tessuti per accedere alla superficie delle radici. Permette di eliminare quei batteri che, essendo in zone profonde molto nascoste, sarebbe impossibile raggiungere senza sollevare la gengiva e poter vedere direttamente.

 

  • Come viene eseguita la terapia chirurgica e a cosa si va incontro?

La terapia chirurgica parodontale viene ovviamente eseguita sotto anestesia di tipo locale e di solito vengono trattate zone che variano da 1 a 6 denti.

La chirurgia inizia sempre con un taglio della gengiva al fine di visualizzare la superficie radicolare e l’osso sottostante. Tutti gli interventi chirurgici hanno una fase di decontaminazione e pulizia della superfice radicolare e, alla fine delle procedure specifiche per ogni tipo di intervento, termina con dei punti di sutura, che saranno rimossi dal dentista dopo un periodo che va dai 7 ai 14 giorni. In questo periodo post-operatorio sarà normale avere un leggero gonfiore in corrispondenza della zona operata ed un fastidio comunque tenuto sotto controllo da farmaci antidolorifici classici. Il paziente dovrà seguire scrupolosamente le indicazioni del parodontologo o dell’odontoiatria, ponendo molta attenzione a non masticare nella zona operata (sarà prescritta una dieta morbida) e pulendo la ferita con cura (non potendo spazzolare i denti vicino la ferita, sarà prescritto l’uso di un antisettico in forma di collutorio o spray).

Al fine di garantire il miglior risultato possibile, sarà inoltre importante effettuare dei controlli anche dopo la rimozione dei punti di sutura.

 

Note

La necessità di terapia chirurgica parodontale può essere individuata solo dopo una completa visita da parte del parodontologo o dell’odontoiatra, accompagnata tra le altre cose da un sondaggio parodontale e da uno specifico esame radiografico

 

Consigli pratici

Tanto più la diagnosi della parodontite è tempestiva e tanto meno è necessaria la chirurgia parodontale. Una diagnosi precoce permette di eseguita la cura in maniera semplice, efficace e duratura.

 

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